Dopo un anno di pandemia è ormai chiaro che la questione centrale su cui intervenire sia il rischio di collasso delle strutture sanitarie. Il superamento di questo rischio è il primo, indispensabile tassello per l’uscita dai vari provvedimenti di chiusura e limitazione delle attività economiche e commerciali, degli spostamenti individuali e della socialità in generale.

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Una campagna vaccinale con obiettivi precisi è indispensabile al conseguimento di tale fine. L’identificazione dei soggetti prioritariamente da vaccinare è altrettanto importante. Procedere speditamente con la campagna partendo dai soggetti più esposti per ragioni anagrafiche con la sola eccezione per le categorie professionali legate alla sanità e alla scuola – entrambi settori strategici – è la scelta non solo più giusta ma anche quella più efficace per la ripresa produttiva della nostra economia.

Ogni concessione a spinte meramente corporativistiche non fa altro che aggiungere confusione, conflittualità sociale e ostacoli alla ripartenza.

Riteniamo, però, che la campagna vaccinale senza l’affiancamento di un efficace organizzazione della medicina territoriale possa risultare insufficiente.

La ripresa di tempestive attività di tracciamento e trattamento nei territori, l’investimento sulla medicina di base sono altrettanto necessarie. Da questo punto di vista, in molti territori, non si riscontra ancora quel “cambio di passo” tanto auspicato da tutti.